Strumentazione

Il sistema linfatico è composto da organi linfatici e da un sitema di vasi linfatici. Oltre alla sua funzione immunologica nel contrastare le infezioni, svolge un ruolo anche nel trasporto dei fluidi. Perciò è strettamente connesso con la circolazione sanguigna sistemica.

Il punto di partenza del sistema dei vasi linfatici è rappresentato dai capillari linfatici che nascono alla periferia dell’organismo. Questi capillari si uniscono fra loro per diventare collettori linfatici iniziali e successivamente collettori linfatici propri. La linfa si riversa poi dai rami linfatici nella circolazione venosa. Dai collettori linfatici inziali in poi, i vasi linfatici sono dotati di valvole che permettono alla linfa di fluire in una sola direzione. I linfonodi sono incorporati ai vasi linfatici, come vere e proprie stazioni di filtro.

Il trasporto della linfa inizia passivamente grazie al movimento delle estremità, delle articolazioni e della loro risultante compressione sui vasi linfatici. Successivamente il trasporto avviene anche attivamente, grazie all’ordinata contrazione delle singole cellulle dei vasi linfatici, limitate dalle valvole e con una frequenza di contrazione di 10 atti al minuto. Se tali cellule vengono eccitate, possono arrivare a contrarsi fino a 60 volte al minuto. La linfa segue cosi’ il percorso con minor resistenze per arrivare ai vasi linfatici più grossi e prossimali. Una parte del sangue circolante fuoriesce dal letto capillare come liquido intercellulare. Tale liquido viene poi drenato attraverso le vene ed in parte attraverso i vasi linfatici come linfa. Il sangue e la linfa vengono poi a riunirsi a livello della vena cava superiore.

Il linfedema è caratterizzato dall’accumulo di una quantità importante di liquido nell’interstizio, tanto da risultare visibile e palpabile. Tale accumulo è determinato da un’insufficenza meccanica del sistema linfatico che, a sua volta, è causata da possibili stati infiammatori cronici, insufficenze valvolari, ostruzioni da parte di tumori o ancora interruzioni dovute ad interventi chirurgici. Tale insufficenza meccanica impedisce il corretto drenaggio del liquido interstiziale che andrà ad accumularsi anche negli spazi intercellulari.

Allo scopo di drenare l’eccesso di liquido, le seguenti terapie meccaniche sono state prese in considerazione: drenaggio linfatico manuale, compressione tramite bendaggi/calze, macchinari per la compressione, speciali terapie di movimento.

Se applichiamo una certa pressione esterna al corpo umano, la tensione tessutale aumenta, in quanto i fluidi non sono comprimibili. I tessuti molli sono composti principalmente da acqua e reindirizzare i fluidi è solo parzialmente possibile. Visto che i fluidi possono passare attraverso le pareti dei vasi, l’applicazione di una certa pressione ha effetto sul sistema vascolare stesso. La pressione dall’esterno può essere prodotta da calze, ad esempio, e quella dall’interno invece, dall’espansione dei muscoli che tentano di opporsi all’agente pressorio stesso.

Se la muscolatura scheletrica si contrae senza compressione, la pressione nello spazio interstiziale aumenta, trasmettendosi, attraverso le connessioni dei tessuti connetivo-simili, alle pareti vascolari delle vene e dei vasi linfatici. La muscolatura scheletrica lavora come una pompa muscolare. In superficie, le vene vengono schiacciate contro la cute e così compresse. Grazie alla presenza delle valvole, la direzione che segue il liquido è sempre quella prossimale.

Nella fase di diastole muscolare (rilassamento), i vasi possono riempirsi nuovamente. La compressione esterna non fa altro che aumentare l’efficienza di tale pompa muscolare. Considerando anche il drenaggio linfatico manuale, la pressione sia tessutale che vascolare, vengono entrambe ad essere aumentate. L’effetto pompa delle articolazioni funziona ugualmente da supporto per il trasporto del liquido.

Da oltre 100 anni è risaputo che i vasi con attività ridotta o decrescente, vanno incontro ad atrofia. Così, le infiammazioni possono ulteriormente ridurre l’apporto di ossigeno e nutrienti alle zone colpite. Siccome i trattamenti intermittenti a pressione negativa causano maggior stress a carico della zona lesa, tale stress permette l’aumento del flusso sanguigno che, a sua volta, causa la rigenerazione dei capillari atrofizzanti, rinforzandoli ancora di più. Di conseguenza, una quantità maggiore di fluido puo’ essere riassorbita e drenata. Anche le anastomosi traggono beneficio da tale crescita. Si sa che , per esempio, la formazione di una cicatrice puo’ interferire con la nascita di anastomosi linfo-linfatiche e, perciò, impedire la guarigione della ferita.

Siccome sono stati osservati effetti positivi della Vacuumterapia, si potrebbe considerare ciò come prova indiretta. Questo potrebbe perfino essere un vantaggio rispetto ai mezzi tradizionali per promuovere la neoformazione dei capillari.

Attraverso l’applicazione di una pressione negativa intermittente il dispositivo per la Vacuumterapia funziona come un muscolo esterno. . Durante la fase di pressione negativa, i vasi linfatici superficiali, grazie all’effetto del vuoto, subiscono una dilatazione alquanto maggiore rispetto al tessuto piu’ solido che li circonda. Grazie ai gradienti pressori che si creano, i vasi si riempono con piu’ linfa. La pressione normale è sufficiente per far fluire il liquido attraverso il sistema di vasi linfatici in direzione prossimale.

Tutto questo spiega perché la terapia a pressione negativa intermittente può avere successo nella cura dei linfedemi.